Arte e cultura - Chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa della Madonna delle Grazie si trova in località Tre Croci. E’ raggiungibile da Barrea prendendo la strada statale per Alfedena. Dopo circa 500 metri, all’altezza del campo sportivo, si incontra a destra il viale d’accesso alla casa di riposo Saverio D’Aquila e si raggiunge a breve distanza l’ampio spazio su cui si affaccia la chiesa.

Ha pianta a tre navate e facciata a capanna con tre ingressi ciascuno sormontato da un oculo. L’ingresso principale è decorato con un portale in stile gotico sormontato da una nicchia che conteneva la statua marmorea della Madonna. L’interno conserva alcuni degli altari originali decorati con intarsi marmorei policromi. La copertura è a capriate di legno a vista.

La chiesa della Madonna delle Grazie ha una storia molto movimentata. Non è noto quando fu edificata la prima volta. Probabilmente avvenne su iniziativa dei monaci benedettini del convento di S. Michele Arcangelo in Barreggio. Nell’archivio parrocchiale era conservata la bolla di consacrazione della chiesa che riportava la data del 26 giugno 1345. Fu consacrata da Andrea da Valleregia, vescovo di Larino su richiesta del preposto del monastero di S. Michele, il monaco cassinese d. Benedetto di Atina.

E’ verosimile che la chiesa sia stata edificata sui resti di un edificio di culto più antico, in quanto in località Baia, sede originaria della chiesa, era presente un villaggio di coloni alle dipendenze del monastero di S. Angelo che, secondo le modalità insediative tipiche dell’epoca, era quasi sicuramente dotato di un luogo di culto, una chiesa di campagna o cappella distinta dalla chiesa principale annessa al monastero, distante diversi chilometri. Inoltre, la chiesa svolse funzioni di chiesa parrocchiale di Barrea fino al 1540, quindi è probabile lo fosse già prima del 1300, anno di consacrazione dell’attuale chiesa parrocchiale di S. Tommaso.

Una leggenda riportata dal dott. Leonardo Russo nella sua corografia di Barrea (manoscritto del XVIII° secolo oggi perduto) narra le origini della chiesa: “Vicino o nel circuito di detta Terra (Valle Regia) vicino la pubblica strada vi era una chiesa oggi chiamata Santa Maria delle Grazie, anticamente detta S. Maria della Baja, e si dice che fosse così chiamata, a causa che passando per detta strada una masseria di pecore, si fermarono in detto luogo tutti i cani di detta masseria urlando, seu baiando, senza voler partirsi, benché da pastori chiamati, e con bastoni minacciati; e argomentando che ciò non fosse senza qualche mistero, fu in detto luogo cavato, e vi trovarono una bellissima imagine di Nostra Signora, con il bambino Gesù nelle braccia, di finissimo marmo, alta palmi tre, quale immagine oggi si vede posta in una nicchia alla parte di fuori in frontespizio sopra la porta maggiore di detta chiesa fabbricata dal popolo di Valleregia a tre navi; e perché detta immagine fu trovata con urli e baiate di cani, che però detta chiesa in tempo dell’erezione fu intitolata S. Maria della Baia”.

Leggende simili, che narrano eventi miracolosi e apparizioni, sono comuni come spiegazione dell’origine di molte chiese, in particolare quelle dedicate alla Madonna.

S. Maria delle Grazie, secondo l’Antinori, era designata parrocchiale di Barrea in una carta del 1483.

Agli inizi del XVII° secolo, la chiesa fu affiancata da un convento costruito su iniziativa del popolo barreano e grazie al lascito di 2000 ducati da parte di Lucrezia e Gironima Ravaschiero di Troja, rispettivamente moglie e figlia del barreano Giovanni Campanile. Ottenuto il permesso dall’abate di Montecassino Desiderio III da Monreale nel 1604, il convento fu realizzato e successivamente affidato, insieme alla chiesa, ai frati francescani riformati della provincia di S. Angelo del Gargano.

Il convento e la chiesa furono gestiti dai frati francescani fino all’invasione del regno di Napoli da parte dei francesi (inizi dell’ottocento) quando, a seguito delle leggi che abolivano la proprietà ecclesiastica, furono abbandonati dai monaci.

I due edifici, privi delle cure dei frati, iniziarono ad andare in rovina. In seguito, ripristinata la monarchia borbonica, i barreani restaurarono le due strutture e richiamarono i frati. Ma poi sorsero contrasti tra la popolazione della valle e i monaci, per cui questi ultimi abbandonarono di nuovo e definitivamente il convento e la chiesa intorno al 1848.

Il convento fu messo in vendita dalla curia di Montecassino e acquistato qualche anno dopo da Biagio di Loreto, che lo destinò a stalla e fienile.

Nei decenni successivi sia la chiesa che il convento andarono progressivamente in rovina, per cui nel 1950, trovandosi entrambi sotto il livello d'invaso del nascente lago artificiale, furono destinati ad essere demoliti.

Alla demolizione della chiesa della Madonna delle Grazie si oppose la popolazione di Barrea per il legame che da più di un millennio la legava all’edificio sacro. Per questo motivo, la chiesa fu ricostruita nella posizione attuale, con struttura identica all'originale e riutilizzandone gli elementi architettonici e di arredo principali tra cui il portale, gli altari, le statue e i quadri.