Tradizioni - Riti funebri

Il feretro dei celibi

Tratto da “Usi abruzzesi descritti da Antonio De Nino”, vol. I, Firenze, G. Barbera, 1879. Ristampe: Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1963; Cerchio, Adelmo Polla Editore, 1988. (Tratto da “L’Alto Sangro negli scritti di Antonio De Nino”, a cura di Ezio Mattiocco, pag. 69)

Quanta ingenua pietà nel rito funebre di Petranico! Ma quanta di più, a Barrea, in una madre che con le sue mani reca il morto bambino al camposanto! Bisognerebbe sentirlo l’ultimo addio!

A Barrea e a Villetta Barrea muore un celibe, specialmente se giovane, sono sempre le donne che trasportano il feretro. Innanzi la casa dell’estinto si gareggia per compiere quest’estremo ufficio. Vincono per lo più le giovanette più robuste; e da loro dunque il feretro è portato in chiesa, e, dietro al feretro, va piangendo la madre, il padre e gli altri della parentela. Dalla chiesa al camposanto, le stesse donne; e forse qualcuna di esse piange il suo perduto amore!

Il giorno dei morti

Da AA.VV, “Barrea Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Storia – luoghi – itinerari”, Testo di Raffaele Di Iulio

Trascorso il mese di ottobre, quando si portava a termine il lavoro nei campi e quello sui pascoli montani, la festa del Ringraziamento e quella di Tutti i Santi introducevano le feste invernali. Con il ringraziamento si intendeva esprimere gratitudine al Signore per i raccolti più o meno abbondanti dell’anno. A sera, dopo l’Ave Maria, le quattro campane della chiesa parrocchiale suonavano a stormo per annunciare, con i rintocchi, l’avvicinarsi del giorno di commemorazione dei defunti. Contemporaneamente, il sagrestano, coadiuvato dai chierichetti, girava per le case del paese e si annunciava ad ogni famiglia suonando il campanello della chiesa parrocchiale. Pronunciava ad alta voce: “Anime sante” volendo significare la richiesta di carità e preghiere che le anime dei defunti rivolgevano ai vivi per essere liberate dalle pene del purgatorio. Ogni famiglia elargiva quanto poteva, prevalentemente prodotti agricoli (grano, mais, fagioli, lenticchie, ecc.) riempiendo i sacchi portati a spalla dai chierichetti. Le offerte erano destinate al sagrestano che compensava poi i chierichetti con un’abbondante cena.

Il giorno dei defunti veniva eretto un catafalco(*) nella navata centrale della chiesa parrocchiale circondato da grandi e piccoli candelabri con ceri accesi e lampade a olio. Davanti al catafalco venivano raccolte le offerte dei fedeli destinate ai sacerdoti che celebravano i riti funebri.

(*) Specie di palco alto 2 metri circa, con superficie di circa 6 metri quadri, che simboleggiava il tumulo del feretro ed era coperto da un ampio tessuto damascato nero ornato da nastri e fiocchi dorati con, al centro, una doppia gran croce anch’essa dorata